Cusvi: I Principi Fondanti

FINALITA’ ASSOCIATIVE

L’associazione mirerà ai benefici della collettività derivati da un sistema aggregativo che dia impulso e slancio alla popolazione nella sua interezza. Pertanto promuoverà iniziative ed atteggiamenti che possano favorire il nascere di interazioni prolifiche all’insegna di un rinnovato sistema di sviluppo delle attività di produzione, di gestione e di comunicazione.

Attraverso un approccio multidisciplinare ed innovativo tenderà a promuovere la progettazione e l’innovazione degli atti intersociali grazie all’applicazione di adeguate strategie di innovazione economica, tecnologica e scientifica.

Pilastro del tutto sarà la Sostenibilità di ogni atto intrapreso, poiché essa è vista e vissuta come vera ed unica porta verso uno sviluppo futuro realmente equo e vitale per tutti.

Riappropriarsi del passato per comprendere il presente e costruire il futuro: tradizioni, saperi, esperienze dovranno essere bagaglio indispensabile assieme a competenze, visione e cuore.


PRINCIPIO 1 – Dare e Avere

Dare e avere reciprocamente senza preconcetti su chi fa o da di più o di meno. Gli obbiettivi dei progetti dovranno essere il fine dell’associazione. Ognuno darà ciò che si sentirà e avrà la possibilità di dare, osservando i principi nel loro rispetto e nel rispetto degli altri. Ognuno potrà godere dei frutti dell’associazione a prescindere da cosa e quanto avrà dato, nella sola condizione che abbia mantenuto un atteggiamento di rispetto e di applicazione dei principi fondanti.

PRINCIPIO 2 – Sistemi di Produzione  Locale

La produzione locale favorisce il mantenimento delle tradizioni, delle filiere e dei saperi legati ad ogni tipo di maestranza, senza però chiudersi alle innovazioni, ma anzi,  seguendo sempre quello spirito evolutivo e di adattamento che è fusione tra natura e la mano ed il cuore dell’uomo. La produzione locale dovrà favorire i produttori di piccola e media scala perché consentirà loro di vivere degnamente e con introiti adeguati al loro impegno, senza essere schiacciati dai meccanismi di grande scala. Questi produttori lavoreranno per un mercato principalmente locale dagli sbocchi sicuri, che minimizzi/annulli gli sprechi e ottimizzi le risorse disponibili, materiali ed umane. Dovranno essere sistemi più decentrati e meglio gestibili, dove si possa recuperare una piena interconnessione tra attività produttive e risorse naturali, tra conservazione e sfruttamento, tra aspetti sociali e culturali, ritrovando così la vera qualità della vita.

PRINCIPIO 3 – Distribuzione diretta

L’economia locale consente agevolmente di saltare la maggior parte delle intermediazioni distributive. Realizzazione ed attuazione di sistemi di vendita diretta in qualsiasi forma rientri nei concetti di sostenibilità. Sistemi che partono da quelli in cui i cittadini vanno a rifornirsi direttamente dai produttori fino a quelli che usano internet per le ordinazioni e dove lo stesso produttore si occupa della consegna, in un punto di raccolta o a domicilio. Una reinvenzione di quelli che erano normali mercati un po’ in tutta Europa, prima che ai produttori si sostituissero i commercianti al fine di creare una alternativa al format industriale che propone prodotti seriali e di qualità scadente. Con questo tipo di attività si ricostruisce il rapporto produttore/utilizzatore, uno degli aspetti cardine del processo di ridefinizione e riorganizzazione dei sistemi economici, sia locali che globali. Per tutte queste tipologie di distribuzione, l’economia locale è fondamentale: oltre all’evidente, duplice vantaggio di avere prezzi migliori sia per chi produce che per chi compra, è utile se non essenziale che i due soggetti (produttore e co-produttore) siano prossimi, infatti, la conoscenza diretta è la migliore garanzia di una produzione di alto livello qualitativo e può essere foriera, anche, di rapporti umani molto significativi.

I produttori si sentiranno meno isolati e avranno anche una concezione più chiara dell’utilità sociale del proprio lavoro; d’altro canto il co-produttore potrà sentirsi parte attiva, sarà più sicuro di ciò che utilizza e avrà inoltre la possibilità di educarsi ed educare i suoi figli alla conoscenza delle interconnessioni reali tra uomo e uomo, che sempre più si sta affievolendo con l’attuale sistema produttivo/distributivo.

PRINCIPIO 4 – Consumo/Co-produzione (EcoNomia)

L’economia locale può trasformare l’atto del consumo – impersonale, sprecone, mai realmente soddisfacente – in una scelta attiva, grazie alla quale il consumatore diventa co-produttore. La vicinanza (fisica o virtuale) con gli uomini e luoghi della produzione aiuta a sentirsi partecipi del processo che porta il cibo sulla nostra tavola, favorisce la circolazione delle informazioni e insegna ad apprezzare un prodotto diverso rispetto a quello che ci arriva attraverso i canali del sistema industriale

 In un’economia locale il consumo diventa responsabile, ed è immediata la percezione del fatto che le risorse siano sfruttate, o non sfruttate, come dovrebbero.

Co-produttore e produttore, insieme, sono i garanti dell’integrità del proprio territorio, di cui potranno godere i frutti solo nella misura in cui sapranno esercitare correttamente la responsabilità di amministrarlo, riponendo fiducia l’un l’altro.

PRINCIPIO 6 – Sostenibilità (EcoLogia)

Tutto ciò che viene fatto e proposto deve avere il caposaldo della Sostenibilità. In un sistema votato al disordine dove l’entropia cresce inesorabilmente, dobbiamo sforzarci di rallentarne l’avanzamento per quanto sia possibile. Ogni atto produttivo e di utilizzo deve essere ragionato e ponderato. Deve esserci ecologia propedeutica all’economia che in ogni ragionamento ponga innanzi a tutto il pensiero della `conservazioneadi ciò che ci ospita e con il quale dobbiamo essere sempre più simbionti, in qualsiasi sfera, dalle produzioni al consumo. Le interconnessioni locali permettono un maggiore controllo con il quale la popolazione individua e blocca chi attua processi non sostenibili.

PRINCIPIO 7 – Energia

I sistemi di economia locale possono e devono favorire un decentramento della produzione energetica, a\dandolo a singole aziende o a piccoli consorzi locali che possono fare ampio uso di energie alternative e rinnovabili, come il solare, l’eolico, l’idroelettrico, il geotermico, biomasse YscartiZ … Questi sistemi devono indirizzarsi verso la possibilità di coprire il fabbisogno energetico di tutta la comunità locale e in caso di surplus energetico, immettere nel circuito energetico nuova energia che può essere utilizzata da altri. Il decentramento della produzione energetica è importante perché consente un più razionale e completo utilizzo delle risorse locali insieme a una significativa riduzione degli sprechi dovuti alla produzione centralizzata e al trasporto su lunghe distanze dell’energia.

PRINCIPIO 8 – Riuso, riciclo, risparmio 

Riuso, il riciclo e il risparmio sono, in ogni famiglia, tre condizioni indispensabili per una buona economia domestica. E a questa regola deve attenersi anche l’economia che dovrà amministrare la nostra “casa comune”. Ma riuso, riciclo e risparmio sono anche modi di fare pratici, costituiscono un sapere che va insegnato, che si avvale di tecniche e tecnologie tanto antiche quanto nuovissime. Nella dimensione locale questi saperi si sono plasmati nei secoli grazie all’adattamento e alle caratteristiche del territorio. La saggezza popolare da questo punto di vista è maestra e, sia in campo energetico, sia in campo alimentare, ha realizzato delle vere e proprie invenzioni geniali. L’economia locale spinge ad aguzzare l’ingegno e trarre il massimo da ciò che si ha, tuttavia non si propone di tornare al passato quando i veri motori di questa creatività erano più che altro la scarsità e la povertà[ da questo passato si può però prendere esempio per capire come mettere in moto processi virtuosi, che possono generare reddito o sussistenza e che non hanno grosse ripercussioni sull’ambiente ma anzi, contribuiscono a salvaguardarlo.

PRINCIPIO 9 – Partecipazione

In un’economia locale ogni processo legato al sistema territoriale coinvolge e responsabilizza gli abitanti. E questo non vale soltanto nell’ambito delle attività produttive ma anche, per esempio, nella conservazione del paesaggio, della bellezza naturale e architettonica, o di aspetti più immateriali come le tradizioni. Questa responsabilità non è imposta, è sinceramente sentita, perché la popolazione ha la consapevolezza di gestire il proprio di territorio e di esserne dunque parte attiva.

L’economia locale ci restituisce i nostri luoghi, la nostra identità e la nostra esistenza (chi detiene il potere politico o economico la teme come la peggiore sventura, la diversità delle varie economie locali fa paura, poiché non è standardizzata e perciò non è controllabile dall’alto). Le comunità devono agire prima di tutto per il loro benessere, tornando a governarsi da se, dentro le comunità partecipate ogni componente prende in carico quella porzione di mondo in cui vive.

PRINCIPIO 10 –  Memoria

In una società che non si pone problemi di spreco, è facile che si sprechino anche i saperi, le tradizioni, gli elementi che definiscono le identità. I sistemi economici locali, invece, conservano la memoria, ne hanno bisogno, sanno che la memoria della propria comunità è indispensabile e significa cura di se stessi. Le memorie legate a un oggetto, per esempio fanno si che sarà più facile averne cura e sarà più di\cile buttarlo via per sostituirlo – magari verrà riparato e conservato. Memoria vuol dire cura, e memoria locale significa cura dei luoghi, intesi non soltanto come luoghi fisici, ma come sistemi olistici, economici, alimentari e culturali. Conservare la memoria locale è compito della comunità, che deve predisporre gli strumenti per lo studio e la conservazione, ma deve anche continuare la sua storia, tramandando le pratiche produttive e le convenzioni sociali. La conservazione della memoria locale è un tipico esempio di come il vecchio e il nuovo possono interagire nella società. E’ necessario occuparsi di memoria locale, nella memoria fissata ci saranno sempre spunti anche minimi, che potrebbero sembrare secondari, ma che possono illuminare i giovani e far ripartire la creatività, dare nuovi significati al presente, nuovi stimoli e una maggiore coscienza di chi siamo, unita all’orgoglio di far parte di una grande storia collettiva. Nel contesto di una rete di sistemi locali, se ogni comunità si facesse carico di conservare la propria memoria si potrebbero creare banche dati importantissime, ricche di spunti e storie, di tecniche che sembrano obsolete ma che non lo sono, di modi di vivere che potrebbero restituirci la felicità. Questa banca dati avrebbe un valore incommensurabile di per sé, oltre a costituire uno dei baluardi più efficaci contro il diffondersi del pensiero unico.

PRINCIPIO 11 – Intergenerazionalità

In una società che spreca e sembra vivere unicamente per la novità, tutto ciò che è vecchio perde importanza, può essere sacrificato senza remore. iecchi sono i prodotti che scadono al supermercato, vecchio è un prodotto dopo che ne è stato lanciato uno analogo `miglioratoa, vecchia è la tecnologia che ha ormai un grado di obsolescenza esponenziale. E’ vecchia sono anche i vecchi, le persone anziane. jorse è il caso di rammentare la sacralità che avevano le figure degli anziani in molte società tradizionali e rurali. Sul piano sociale l’attuale modo di intendere la vecchiaia – non più considerata l’età della saggezza, ma solo quella del deperimento e dell’inutilità – ha quasi completamente interrotto la comunicazione e il contatto tra le generazioni, privando quelle giovani di insegnanti di vita vissuta ed educatori importanti. Uno dei compiti dei sistemi economici locali deve essere anche quello di farsi carico dei rapporti intergenerazionali, di creare le occasioni di trasmissione del sapere tra generazioni. Creando un rinnovato rispetto per gli anziani, che devono essere inseriti in maniera organica nel sistema dell’economia locale, perché possono dare tanto. D’altro canto, anche i giovani devono essere valorizzati ed ascoltati dalle generazioni maggiori, poiché in loro risiede quello spirito di rinnovamento fulcro della crescita della comunità. La fusione perfetta tra generazioni dovrebbe sfociare in un concetto di individui, che interagiscono perché pensano e discutono, aldilà dell’età anagrafica.

PRINCIPIO 12 – Visione olistica 

Nell’economia locale ci sono diversi vantaggi rispetto al sistema i produzione oggi dominante. La dimensione locale va infatti intesa in maniera sistemica, olistica, come un insieme a\dato alle sapienti mani delle comunità locali che non dividono, ma tendono a unire e collegare le problematiche per risolverle e attuare pratiche virtuose. I sistemi di economia locale devono divenire i centri di un nuovo umanesimo e di una rinascita che significa soprattutto riappropriarci dei nostri luoghi e di noi stessi. In questa dimensione contano le connessioni nascoste: anche la musica, l’architettura, le lingue e tutte le altre espressioni culturali e identitarie diventano importanti e significative, parte attiva di un sistema che crea e non distrugge. Una visione che supera gli steccati, è interdisciplinare, ma soprattutto sa che l’energia che si disperde inevitabilmente durante un processo creativo o produttivo dev’essere finalizzata al godimento della vita e non minare l’equilibrio e l’esistenza stessa della nostra Terra. L’economia locale non è un’utopia, è invece qualcosa di concreto su cui lavorare, con cui lavorare. E’ lo strumento più versatile che abbiamo a disposizione per costruire un sistema che irradi felicità nel mondo.

PRINCIPIO 13 – La rete

Le comunità non devono essere isolate, i sistemi di economia locale non devono essere chiusi. L’apertura dei sistemi è una necessità fondamentale se non si vuole che il tutto crolli e che l’idea di economia locale si riveli buona solo sulla carta. Le economie locali si rahorzano e assumono maggior significato nel momento in cui si strutturano come una rete, nel momento in cui diventano nodi che comunicano tra loro, che scambiano, che consentono alle persone di interagire in maniera costruttiva. Una rete deve garantire che circolino le informazioni, che si possa anche praticare un nuovo commercio sostenibile. Senza la rete molti dei valori e dei vantaggi della dimensione locale rischiano di perdersi senza scampo. Attraverso il contatto e la reciproca conoscenza si dà valore alla diversità, si crea l’identità. Conoscendo gli altri si può essere orgogliosi di se stessi, conoscendo gli altri si può dare e ottenere aiuto. Non soltanto la rete consente alle comunità di avere risorse che potrebbero mancare, ma è un moltiplicatore di ogni processo virtuoso che viene messo in atto a livello locale. La rete è fatta da persone semplici, che coltivano, allevano, curano, praticano e mangiano in nome di un interesse più grande del profitto, più complesso e forse per questo meno facilmente comprensibile.

PRINCIPIO 14 –  Il godimento della vita

La scala locale è una via virtuosa per contrastare l’impoverimento e la crisi del modo attuale di “abitare” la Terra.. Dobbiamo renderci conto che i limiti sono stati ampiamente superati, che il nostro modo di calcolare non è quello della natura e che in tutti i processi che mettiamo in atto ci sono delle connessioni nascoste, delle dispersioni di energia che vanno orientate, comprese il più possibile, messe in conto. g una strada lunga, quella che si percorre con i sistemi di economia locale: il valore della lentezza rimane un monito per farci capire che non si può ottenere tutto subito e che ciò che conta di più sono le intenzioni, la disponibilità all’apertura, la memoria e la cura.

Un nuovo umanesimo fondato sul sentimento e non sul calcolo, di cui vogliamo godere, perché le nostre attività non siano sempre più incompatibili tra loro e con il nostro stare al mondo. Ripartiamo prendendoci cura del nostro territorio, dei nostri vicini, delle nostre genti. Riappropriamoci dei sensi per capire cosa è buono e conoscere meglio quello che ci circonda, riappropriamoci della realtà. E’ uno stile di vita che si può praticare ovunque e la cosa più bella è che non costa fatica: tutta l’energia che ci metteremo, sarà restituita nella forma del piacere di vivere.

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