L’agribottega Dai Moti è un piccolo caseificio con sala degustazione, che si trova nella periferia di Castelfranco Veneto. Quel tanto fuori città che basta a trovarsi a percorrere strade costeggiate da campi.
A preannunciare la bottega ci sono solo un paio di cartelli lungo la strada, semplici ma molto chiari: “Formaggi – latte – yogurt. Produzione propria. Vendita e degustazione”. Marketing alla vecchia maniera.
Entrando siamo accolti da un piccolo banco ricco di formaggi a diverse stagionature e yogurt bianchi in vasetto di vetro. Ai lati ci sono due scaffali forniti di prodotti locali: vini, conserve e gallette di mais.
Ad accoglierci c’è Andrea Murarotto, il volto dietro a questa azienda che, seppur piccola, è nata da una presa di posizione molto chiara: la scelta di un modo diverso di vivere e di lavorare.
Dai ristoranti al caseificio: cambiare lavoro per cambiare vita
Nel 2020 Andrea ha recuperato la stalla e il vecchio fienile del nonno, trasformandoli in un piccolo caseificio con bottega e sala degustazione. Ce li mostra con orgoglio, perché ogni angolo di questo posto racconta non solo il suo lavoro quotidiano, ma anche la sua filosofia di vita.
Un passo alla volta, senza fretta e smania di successo immediato, ha costruito un posto in cui prendersi una pausa, assaggiando prodotti locali. Lo ha costruito letteralmente, dato che ogni mobile della sala degustazione è realizzato da lui.
Ma non è sempre stato così: c’è stato un tempo in cui la tranquillità che si respira qui era solo un miraggio.
Prima di diventare casaro, Andrea lavorava come cuoco. Aveva studiato alla scuola alberghiera e iniziato il suo percorso in vari ristoranti, finché non è arrivata la fatidica domanda: “riuscirò ad avere una famiglia, con questi ritmi?”.
L’occasione di cambiare strada è arrivata grazie all’attività avviata anni prima dalla mamma che, negli anni delle quote latte, per non dover buttare il latte di famiglia in eccedenza, aveva iniziato a trasformarlo, distribuendo caciotte e casatelle a un piccolo giro di amici.
Andrea ha deciso di dare a quell’eredità una direzione nuova, producendo formaggi a diverse stagionature e ampliando il progetto e gli spazi, recuperando i locali abbandonati dell’attività agricola del nonno.
A volte, per cambiare vita, basta valorizzare quello che già c’è.



La coerenza come modello di impresa
In un periodo in cui il successo viene spesso misurato in termini di fatturato e volumi di produzione, Andrea propone una prospettiva diversa.
Non sogna di ampliare l’azienda o assumere personale. Il suo obiettivo è continuare a fare bene ciò che già fa, migliorando costantemente la qualità dei propri formaggi.
Ce lo ha detto chiaramente: “Lo sviluppo per me è lo sviluppo in qualità.”
Vorrebbe investire nella formazione, approfondire la tecnica e diventare un casaro ancora più consapevole.
Questa idea ritorna più volte durante la nostra chiacchierata e si intreccia con un altro valore a cui Andrea tiene molto: la coerenza.
Per lui ogni scelta dovrebbe essere in linea con la filosofia dell’azienda, che sposa a pieno il valore della territorialità e della vendita diretta. Per questo, ad esempio, rifiuta di inserire prodotti industriali nei cesti natalizi, anche se potrebbero renderli più facili da vendere. Preferisce invece vini e miele di piccoli produttori locali, che conosce personalmente.
Per lo stesso motivo non distribuisce i suoi prodotti nei supermercati e nemmeno nei mercati. Può sembrare una rinuncia, ma per lui rappresenta un modo per preservare qualcosa di molto più importante: il rapporto diretto con chi acquista e la possibilità di raccontare il prodotto e il mondo che ci sta dietro.
Non a caso dice con orgoglio: “I miei vicini sono i miei primi clienti.“
Una frase semplice che racconta un’idea precisa di agricoltura: prima ancora di rivolgersi al mondo, un’azienda dovrebbe essere un punto di riferimento per il luogo in cui nasce.

L’imperfezione come valore
Andrea ci ha portati nel suo caseificio, piccolo ma ordinato e splendente. E poi, nel luogo che forse è il più interessante per chi ama seguire il processo di trasformazione alimentare: la stanza di stagionatura.
Quando Andrea racconta i suoi formaggi, non promette un prodotto identico ogni settimana. Al contrario, considera le differenze tra una produzione e l’altra una conseguenza naturale del lavoro artigianale.
Il latte cambia con le stagioni, con l’alimentazione degli animali, con il clima. Cercare di eliminare completamente queste variazioni significherebbe perdere parte dell’identità del prodotto.
Per questo preferisce spiegare ai clienti cosa è successo e che prodotti ha a disposizione, senza per questo sminuirli. Rincorrere la standardizzazione, se non si fosse capito, non fa per lui.
” La domanda giusta da farmi è <<oggi che formaggi hai?>> perchè, quando vieni da me, devi mettere in conto che non troverai sempre lo stesso prodotto. ”
Quindi, se vuoi venire qui, sappi che potrai fare due chiacchiere con il produttore per farti raccontare cosa c’è a disposizione e come è stato fatto. Potrai prenotare un tagliere di formaggi selezionati, abbinarci una bottiglia di vino e qualche verdura in conserva, salire nella sala degustazione e assaggiare tutto con calma.
Oggi lo chiamerebbero slow tourism. Ma forse è solo un ritorno alle origini.
La soddisfazione più grande? I clienti che tornano
Quando abbiamo chiesto ad Andrea quale fosse la soddisfazione più grande nel suo lavoro, la risposta è stata molto semplice: vedere che le persone apprezzano davvero quello che produce e che, dopo averlo assaggiato una volta, decidono di tornare.
Questo è il filo rosso che attraversa tutta la sua attività: non cerca di vendere il più possibile, né di arrivare a chiunque. Preferisce costruire un rapporto con chi entra in bottega, spiegare come lavora e lasciare che sia il prodotto a parlare.
Il successo di una piccola azienda agricola non si misura solo in chili di formaggio venduti, ma in fiducia che si riesce a costruire nel tempo. E quella fiducia, per Andrea, inizia sempre allo stesso modo: qualcuno assaggia un formaggio, lo trova buono e decide di tornare.

Se cerchi un posto dove acquistare prodotti a chilometro zero a Castelfranco Veneto, fare una degustazione di formaggi e conoscere chi li produce, Dai Moti è una tappa che merita una visita. Trovi tutte le informazioni nelle pagine Facebook e Instagram!
CuSvi: dare voce ai piccoli produttori
CuSvi è il circolo culturale gastronomico nato per promuovere una cucina italiana più sostenibile, consapevole e legata al territorio.
Far conoscere realtà come Dai Moti significa raccontare un modo di fare impresa che mette al centro la qualità, la filiera corta e il rapporto diretto tra produttore e consumatore. Sono questi i valori che CuSvi vuole condividere, creando occasioni di confronto tra chef, produttori e appassionati.
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Scritto da Chiara Forlani, autrice del blog Acquolina in Viaggio